Racconto e immagini di
Pino Zumbo
Il tramonto si adagia sul Bosforo.
L’antica Costantinopoli (Istambul), si staglia con i suoi profili densi di storia.
Una lingua d’acqua separa i due continenti. Lo stretto dei Dardanelli.
Sul bagnasciuga dell’altra sponda, riparata da una barriera naturale, una casa di pietra, circondata da un porticato di legno che ne percorre tutto il perimetro.
E’ in disparte ma non isolata, a pochi metri dal mare, con alle spalle una fitta pineta.
I riflessi rossi rimbalzano come saette sull’acqua, investendo l’uomo assopito sull’amaca, si gode l’aria sulla quarta corda di Bach, la musica diffonde quiete e serenità sulla sua meditazione.
Il dondolio della brezza tiepida, accompagna lo scandire della risacca...
In lontananza, il latrato di un cane lo distoglie dalle sue riflessioni.
Seduto davanti a lui, sulla sedia a dondolo di vimini bianco, c’è Viruz.

Ciao Flavio. Complimenti. Ti sei trovato proprio un bell’angolino di mondo.
Mi ero abbioccato... Che ci fai qui?
Vorrei imparare qualcosa su sesso e potere. Serve alle mie strategie.
Da me? Un cinquantacinquenne conclamato?
Sei un antropologo. Hai una bella testa e una sconfinata cultura. Non ti ho scelto a caso.
La cultura... quella l’arricchisci vivendo, i banchi di scuola non sono più efficaci ormai.
Non fare il pignolo.
Lo dico per la precisione. Da ragazzo ero irrequieto, curioso, idealista, pieno d’ormoni e speranze.
Come nella media di tutti. Raccontami un pò di te.
Finita l’era delle contestazioni studentesche, mi trovai di fronte ad una scelta quasi obbligata per la mia generazione. Prendere in mano una calibro 38, oppure una siringa.
Partii subito, appena mi laureai, cominciando a girare il mondo in cerca di risposte.
Il mio primo contratto mi portò in nord America. Facevo parte, per la prima volta di una spedizione archeologica. Lo studio sui Vichinghi si svolse a Terranova, quello sugli indiani Anasase nel nuovo Messico. Poi in sud America studiai reperti su Maja Incas ed Atzechi. Feci parte di una spedizione in Australia, dagli aborigeni, studiai il regno Kmer in Cambogia. Poi Cina, Tailandia, Africa...
Da quanto sei qui, sulla sponda asiatica della Turchia?
Da qualche anno. Sono diventato stanziale, non giro più molto, scrivo per una casa editrice italiana.
Il posto è fantastico e tranquillo, denso di bei ricordi, relativamente in disparte.
Ad Istambul c’è un buon ospedale internazionale.
I controlli ciclici sono soddisfacenti e le medicine arrivano regolarmente.
Hai posato le chiappe in tutti i continenti. Dove ti sei fermato più a lungo?
In Africa, dove trovai l’amore... molto tempo fa. Stavamo eseguendo degli scavi in Etiopia. M’innamorai corrisposto, di una giovane e bellissima assistente del posto, ci sposammo col rito Copto qualche tempo dopo. Eravamo in simbiosi, sempre insieme.
Flavio si alza e si versa da bere da una bottiglia di moscato piemontese, adagiata in una scatola ovale di vecchi biscotti in metallo, piena di ghiaccio ormai quasi interamente liquefatto.
Sul tavolino in vetro, una coccinella cammina sul foglio bianco incastrato nella macchina per scrivere.
Un giorno cominciò a smagrire, ad essere sempre stanca. Anche io mi sentivo fiacchetto, ma non ci badavo molto. Entrambi possedevamo una soglia del dolore molto alta, temprata agli sforzi.
Poi iniziò a stare male vicino alla piana di Giza, dove stavamo eseguendo degli studi su mummie di nuovi scavi archeologici. La trasportammo d’urgenza all’ospedale del Cairo.
Ero arrivato io.
Già. Dissero Aids... Arrivasti inaspettato come uno sparo nel buio.
Sono partito da quel continente... da qualche parte dovevo pur cominciare.
Infame carogna, mi hai privato della metà di me stesso.
E l’altra metà?
Ti si oppone da più di venti anni ormai.
Feci gli esami immediatamente, risultai sieropositivo.
Superato lo shock, modulammo le nostre vite e le energie, abbassando i ritmi.
Non c’erano medicine, poi uscirono e iniziammo a curarci. Gli effetti collaterali troppo severi, la deperirono a tal punto, che avesti via libera per il colpo di grazia.
Pugnò fino all’ultimo istante, com’è nel dna della sua razza.
Morì qui, quattro anni fa. In una splendida giornata di giugno, con un bel sorriso che illuminava il suo scarno e dolce viso. Attorniata dal sole e dall’affetto dei nostri cari, proprio sulla sedia a dondolo dove stai deponendo il tuo indegno deretano.
Viruz si alza senza tradire emozione, e si appoggia al trave della veranda.
Dov’è seppellita?
Nel cimitero di Axum.
Chi di voi ha infettato l’altro?
Chi può dirlo? Ognuno di noi due aveva un passato, di cui non siamo mai voluti entrare nel merito, visto che la nostra vita cominciava in quel momento.
Fai il misterioso?
Parlo per me, erano gli anni dell’ignoranza assoluta.
Ho passato la mia adolescenza in mezzo a strategie della tensione, lotte di classe, rivoluzioni culturali e sessuali. Eravamo giovani e pieni d’energia.
Parlami di quello per cui sono qui: sesso e potere nella storia.
Comandare è meglio che fottere! dice un antico proverbio siculo.
L’eros è il motore che governa il mondo. Entrambi vanno di pari passo e s’intrinsecano.
Una tradizione umana. Spesso il secondo è stato usato ad arte per raggiungere il primo.
E’ una legge della natura, per tutti gli animali più evoluti.
Armeggiando dentro il vecchio frigo smaltato, trasformato in armadietto portaoggetti, tira fuori un astuccio d’ebano, da dove tira fuori un pacchetto di tabacco, un vasetto di vetro pieno d’erba, e una pipetta ad acqua.
Mi serve per combattere gli effetti collaterali e le devastazioni che mi hai provocato.
Aiuta ad oppormi al deperimento organico, alla lipodistrofia, che mi asciuga.
Stimola al cibo, nutrendomi meglio assorbo in modo migliore la terapia, è essenziale per contrastare la mia nausea e il vomito quotidiano, le neuropatie agli arti inferiori, mi stabilizza l’umore... è basilare per la mia aderenza, quindi per la mia vita. Qui è consentito, nessuno mi rompe i coglioni.
Finita la procedura, accende la pipetta e si adagia comodamente sulla sedia a dondolo.
Nei rapporti con la femmina, il maschio dominante del branco, ha molte più chance di qualsiasi altro subordinato, e se non le ha, se le prende.
Garantendosi l’esclusiva su tutte le femmine del gruppo.
Come il leone o il gorilla, che considera l’altro sesso roba loro.
E gli alti maschi?
In realtà anche loro s’accoppiano, eccome; ma devono approfittare dell’assenza del boss.
Le femmine viventi, d’ogni specie, non disdegnano gli amanti occasionali.
Applicare questo concetto agli animali è abbastanza semplice, all’uomo meno.
Lo scopo è atavico. Garantirsi e garantire alla prole un padre rispettato, adeguata protezione e superiori probabilità di sopravvivenza. Null’altro.
Stai parlando di famiglia?
Perché? Quelli che non l’hanno, sono asessuati?
E’ stato proprio attraverso la pura carnalità del sesso, che si è sviluppato l’incrocio genetico, che ha permesso il passaggio tra ominidi e ciò che siamo oggi. Le caratteristiche fisiche più vincenti delle varie epoche, furono affiancate strada facendo, da variabili criteri estetici e canoni di bellezza.
Uno scampanellio interrompe la frase. La canna da pesca ancorata sul bagnasciuga, si è arcuata e la lenza è partita come una saetta. Segno che la cozza è finita dentro qualche mascella pregiata.
Flavio ghignante, ferra la preda, e fa scorrere la frizione del mulinello, dopo qualche minuto di lotta, l’ultimo energico strattone fa saltare fuori dall’acqua la maestosa preda.
Bellissima! Stasera... Orata con patate alla brace.
Depone il pesce in una cesta coprendolo, risiedendosi sulla sedia a dondolo.
Andiamo con ordine:
Salomone, ebbe 700 mogli e 300 concubine.
Probabilmente non se le scopò tutte, poiché furono matrimoni diplomatici, che riuscirono, giacché Israele non fu mai più così potente come allora. Unico vero scopo di Salomone.
Fu così disinibito, che nel suo harem occupavano posto anche donne fenicie.
Qual’era la differenza?
Che facevano della prostituzione, una questione religiosa.
Nel tempio d’Astarte, dea della guerra e della fertilità, come una sorta di servizio di leva, erano arruolate fin da piccole, e messe a disposizione dei pellegrini in cambio di un’offerta.
Solo dopo aver dimostrato sufficiente devozione, vale a dire dopo aver raggiunto la somma per riscattarsi, erano libere di tornare alla loro vita.
Scommetto quando arrivavano in età da marito, dopo essersi guadagnate il diritto di sposarsi.
Un matrimonio strategico fu quello tra Ferdinando e Isabella eredi delle due più importanti corone della regione: Aragona e Castiglia. Grazie a quell’unione, si unificarono e si preoccuparono ti stringere alleanze e parentele con le maggiori dinastie d’Europa, sposando i quattro rampolli alle case reali di Portogallo Borgogna Austria e Inghilterra.
Un matrimonio che influì molto sulla storia, fu quello tra il grande faraone Ramses II e la principessa ittita Nefertari. Le due superpotenze cercavano di prevalersi da decenni.
Dopo la battaglia di Qadesh, entrambe le fazioni si dichiararono vincitrici...
Invece uscì un pareggio? Pari e patta?
Cristallino. Il matrimonio risolse la questione e garantì una lunga pace.
La storia di Roxeliana è illuminante.
Ucraina, fatta prigioniera e venduta come schiava, proprio lì, davanti ai tuoi occhi.
Il dito e lo sguardo puntano l’altra parte del Bosforo, Istambul.
Il gran visir la regalò a Selim, che troppo vecchio per goderne la passò al figlio: Solimano il Magnifico, che la mise nel suo harem. Pur confusa tra altre trecento concubine, riuscì a farsi notare.
Non solo per la fluida e setosa chioma biondo/rossa e l’intenso sguardo, ma anche per la prontezza di spirito. In realtà si dimostrò fredda e determinata.
Irretito e sposato il sultano, fece uccidere subito il gran visir, e approfittò dell’incendio dell’harem, per traslocare insieme con tutte le altre donne a corte, nel magnifico Topkapi.
Convinse Solimano ad assassinare il suo primogenito, piazzando i propri figli in successione.
A qualche centinaio di metri, i pescatori sistemano le ultime reti sulle barche prima di salpare.
I bambini del borgo, fanno casino inseguendosi chiassosi. Flavio li guarda divertito.
A pochi km da qui, giacciono le rovine della città di Troia. L’antica Illium.
Partiamo dalla donna la cui bellezza, fu capace di scatenare una guerra tra due superpotenze per dieci anni. Elena, la femme fatale dell’antichità. L’origine del mito.
Magnifica preda fulgida e bionda, fragile vittima di desideri altrui.
Elena. Regina di Troia.
Regina di Sparta. L’antica Lacedemone.
Tre millenni indietro, in adolescenza, nella capitale micenea del Peloponneso meridionale, le femmine erano rasate, a parte un ricciolo e una corta coda di cavallo. Elena non faceva eccezione.
Nude, si esercitavano alla lotta al pari dei maschi... e in queste arti, gli spartani erano i migliori in assoluto.
Temuti, addestrati fin da piccoli agli stenti e alla guerra.
A dodici anni le ragazze erano in età da marito, solo allora, potevano farsi crescere la fluente chioma, tanto dipinta e decantata ai posteri, da pittori e poeti.
Sostieni che non fosse stupenda?
Indipendentemente da questo, agghindata di tutto punto, una giovane aristocratica in odore di sacerdozio, era ottima merce diplomatica, alle volte capitava che lo scambio d’ospitalità, comprendesse anche le mogli.
Un’usanza che viene perpetrata ancora oggi, in alcuni locali e feste di scambisti, con mia grande soddisfazione, visto che ci picchio parecchio.
Paride era principe, bello e giovane. Fratello minore d’Ettore, figli del re troiano Priamo.
Suo marito Menelao era rozzo e rude, attempato...
Uno scambio fatale... Come per molti, in tempi odierni, per altri motivi.
Io, non scateno colpi di fulmine, bensì infezioni mortali, che come mannaie cieche, massacrano e affliggono intere popolazioni, facendo milioni di morti.
Il pube... che girare il mondo fa.
Uno dei primi conflitti della nascente Roma, fu scatenato da un bottino sessuale, anche se un ‘ratto’ non ci fu mai. Nel corso della storia, l’abominevole diritto di saccheggiare e razziare donne dei territori conquistati, è perdurato ed era garantito.
Roba da medioevo.
Non crederci. Ti faccio un esempio, senza andare lontano, nei tempi e nei luoghi.
Nell’Italia degli anni trenta del secolo scorso, le campagne fasciste (i nonni di mia moglie furono uccisi dai gas italiani) suscitarono consensi anche grazie alla prospettiva di unirsi alle faccette nere delle belle abissine. Come recitava una canzonetta molto in voga al tempo.
Alzandosi, compare un coltellaccio da sub nelle sue mani, Viruz s’irrigidisce.
Di che hai timore? Sei tu l’ammazzasette. Te lo sei scordato?
Scende la scaletta del portico, adattando la griglia su uno scheletro di suppellettile arrugginito, sistemandogli all’interno la legna da riporto, anch’essa restituita dal mare.
Una cassettiera vicino al focolare contiene tutto l’occorrente per la grigliata. Olio, spezie, sale...
Canzonetta in seguito contrastata dalle leggi razziali.
Poco tempo dopo, gli inglesi ci spazzarono via dall’Africa come le cicche dagli angoli.
La lama trincia l’interiore del pesce, mentre il fuoco comincia ad intaccare i trucioli secchi.
Due gabbiani si fanno avanti, mentre il gatto rosso steso all’ombra della vegetazione, rizza orecchie e naso, mettendosi silenziosamente in posizione d’attacco.
Una delle tante donne, a morire frequentando il potere, è stata Mata Hari.
Nel corso di un periodo d’alti e bassi, si consacrò a Parigi durante la belle epoque.
Si creò un mistico mito, attraverso il racconto di mezze verità miscelate ad un marea di fandonie, che contribuirono a crearsi un mito inarrivabile.
Danzatrice, amata e venerata come una dea in mezza Europa, si rotolò nel letto di molti ufficiali, politici e potenti di svariate nazionalità provenienti da ogni dove.
Il fascino della divisa...
L’uomo a letto si pavoneggia, abbassa la guardia e le braghe, parla, racconta.
Allo scoppio della grande guerra (prima che bisognasse numerarle), le frequentazioni di Mata non cambiarono. Carpì spesso segreti di letto che neppure intendeva sapere.
Fu accusata di spionaggio dai francesi.
Che fine ha fatto?
Fu fucilata.
Andò elegante verso il plotone d’esecuzione, formato da dodici fanti. Già saturi di morte.
Non si sparava volentieri ad una donna, tanto meno ad un mito come lei.
Su dodici, la regola impone un colpo a salve, l’effetto placebo che serve a sviare la coscienza.
Come andò?
Su undici colpi, otto andarono a vuoto, uno si conficcò in un ginocchio, uno in un fianco, il terzo le spappolò il cuore, il colpo alla nuca fu un rituale inutile.
Il corpo fu sezionato in medicina legale, i resti sepolti in una fossa comune, la testa venne conservata e in seguito trafugata negli anni 50.
Probabilmente per essere messa in qualche bacheca feticista, come macabra reliquia.
Finita la guerra e la belle epoque, Parigi divenne la capitale delle grandes horizontales...
Fine prima parte