Nel seminario del Gvc ''Aids: verso l'accesso universale alle cure'', l'associazione Sokos denuncia la situazione degli stranieri non in regola a Bologna.
Bodini: ''Si rivolgono ai servizi quando stanno già male, quando è troppo tardi per prevenire''
BOLOGNA - Per gli stranieri senza permesso di soggiorno prevenire l'Aids è quasi impossibile. Colpa del clima di paura creato dagli annunci della Lega Nord, ma anche dai ritardi delle istituzioni. L'allarme arriva da Sokos, l'associazione che da 15 anni opera nel territorio bolognese per garantire assistenza sanitaria a stranieri, persone senza dimora e vittime di esclusione sociale, nell'ambito del seminario "Aids: verso l'accesso universale alle cure", organizzato ieri a Bologna dalla onlus Gvc.
"Gli stranieri non in regola accedono alle cure solo quando stanno già male - spiega Chiara Bodini - e quando è troppo tardi per la prevenzione: ovviamente hanno paura di essere denunciati, ma c'è anche un problema legato ai servizi sanitari, che troppo spesso non sono preparati ad accoglierli".
La critica, quindi, è alle "minacce non proprio velate che in questi mesi arrivano dalla Lega Nord", ma anche al comportamento della Regione Emilia Romagna. "Non sono stati creati ambulatori per migranti - continua la Bodini - e si è 'delegata' l'assistenza alle associazioni del privato sociale, che però non possono sostituire la sanità pubblica". A fare le spese di questo scenario è proprio la prevenzione, "che nel caso dell'Aids è fondamentale".
L'accesso alle cure, argomento della giornata organizzata dal Gvc, è uno degli obiettivi che l'Italia, insieme ai Paesi del G8, si è impegnata a garantire entro il 2010 per contrastare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e tubercolosi. Un traguardo da raggiungere non solo nei paesi del sud del mondo (come il Mozambico, nazione su cui si sono concentrati i lavori del seminario), ma evidentemente anche in Italia. "Qui il problema non è la disponibilità di farmaci - continua Chiara Bodini - ma l'accesso ai servizi, che può essere difficile per le fasce più deboli della popolazione, fra cui i cittadini stranieri". Se è da sfatare il luogo comune secondo cui gli immigrati "portano con sé" il virus dell'Aids, è tuttavia vero che rappresentano "una delle categorie più a rischio - spiega la Bodini -, perché sono più esposti al disagio sociale e all'emarginazione".
L'accesso alle cure è ostacolato anche da una sanità pubblica che spesso non è "formata" per accogliere gli stranieri. "Chi è irregolare spesso non si fida, e ha paura di rivolgersi a un ospedale - spiega la Bodini -, ma anche quando decide di farlo rischia di trovare strutture incapaci di accoglierlo, anche in una regione come l'Emilia Romagna".
A sostituire il pubblico c'è il privato sociale e gli ambulatori delle associazioni: "al momento rappresentano la nota più positiva - continua la Bodini -, anche perché cominciamo a lavorare con associazioni formate dagli stessi migranti".
Il messaggio però è chiaro: "il privato sociale non può e non deve sostituire il pubblico: il nostro compito è un altro". (ps)
(19 gennaio 2009)
Fonte: Superabile.it