Una rabbia inestinguibile.
Data: Luned́, 07 maggio ore 17,05
Argomento: Racconti di Viruz


Una rabbia inestinguibile.

Di Pino Zumbo

Seconda parte.

La serata è gradevolmente tiepida, non c’è troppo casino sulla banchina di Portofino.
Gustandosi un bel cono artigianale, la coppia passeggia serenamente.
Gli yacht attraccati si susseguono in parata ostentando il loro lusso, uno sfarzo quasi fastidioso.
Per Livio e i nativi come lui, quel millenario borgo marinaro, meraviglioso, sarebbe meglio, molto meglio, senza quello spettacolo esibito, non richiesto. Sicuramente invidiabile per alcuni, ma certamente frustrante e irritante per tanti altri, specie quelli che non arrivano a fine mese.
Lui sicuramente non si scomporrebbe, se i riccastri e i potenti della terra, andassero a bagnare il loro ostentato culo dorato altrove.
I prezzi calerebbero, e tutti potrebbero accedervi senza svenarsi.

 

 



A Elizaweta, queste quisquiglie non passano neppure nell’anticamera del cervello, ha un sorriso grande come una casa, sta bene, è contenta, rilassata, serena.
Dopo un bacetto ai frutti di bosco, con un sorriso eloquente, s’avventura in un incerto italiano: “Amore, è davvero un posto bellissimo, romantico, questi luoghi sono veramente fantastici.”
Lo scirocco spettina dolcemente i suoi lunghissimi capelli lisci, morbidi come seta, sono fantastici, corvini con riflessi blu, Livio con una carezza li sposta dal viso, perdendosi nei suoi grandi occhi.
Grigi e luccicanti come la strada nella rugiada.
Un contrasto irresistibile, un’accoppiata che lo manda in estasi.
Dolce, cucciola, piena di curve, lo sguardo intenso, dal trucco semplice, elegante, avvolta nel suo vestitino nero. È davvero uno splendore.

 

Abiti davvero in un posto stupendo. La costa toglie il fiato, ci sono degli angolini molto suggestivi, ma credo inaccessibili…”

 

Livio annuisce, l’ascolta attentamente, ma deve sempre interpretare il senso delle parole storpiate.

“Mi porti in un altro bellissimo posto? Magari, un po’ più intimo…?”

Sorride sornione. Ha intuito al volo il concetto…
La est coast, non ha nessun segreto per lui. Ci scorazzava in lungo e in largo fin da quando era un mocciosetto.
Conosce ogni anfratto, ogni scoglio, ogni spiaggetta, ogni rientranza, ogni bosco e parco di tutto il litorale levantino, come le sue tasche, fino a Deiva Marina.
Ma non deve fare molta strada per accontentarla, solo qualche centinaio di metri.
C’è una microscopica spiaggetta tra gli scogli, sotto il parco, che non conoscono in troppi, perché la strada è stretta e obbligata, non ci sono posteggi. Ci si arriva praticamente solo a piedi.
È circondata da scogli e fitta vegetazione a picco sul mare.
Quel posto se non lo conosci, non lo trovi.

“Certo che ti ci porto, ne conosco uno molto bello qui vicino, ti piacerà, vedrai.”

Dopo il breve tragitto, Livio posteggia lo scooter praticamente in bilico sullo strapiombo.
Tenendosi per mano, scendono insieme le ripidissime scalette d’ardesia e legno che portano ad un piccolissimo boschetto, appeso proprio sopra gli scogli.
Di giorno l’acqua è color verde smeraldo, ma adesso è tutto blu scuro.
La luna riflette sul mare le luccicanze della notte, i riverberi di due corpi che si esplorano, si coccolano, si amano, tra lenti baci umidi e intime carezze, in una notte irripetibile, senza tempo.
Tra poche ore lei dovrà ripartire per la Russia, le ferie sono finite e deve rientrare al lavoro.
Vive in affitto da sola ed è autosufficiente, ma ha ventisette anni e per i suoi canoni, comincia a diventare vecchia, vuole un compagno serio e maturo col quale formare una famiglia.
Tra qualche giorno lui andrà lontano, molto lontano, non sanno se si rivedranno ancora.

Ma in questo momento non importa, carpe diem.

Vogliono entrambi godersi ogni istante di quelle due settimane passate insieme, assaporarne ogni sensazione, ogni sentimento e custodirle nel cassetto dei ricordi per il tempo a venire.
Forse lei vorrebbe di più, non è un mistero, ha tante qualità, anche in cucina, è una ragazza semplice, dolce, che ha avuto esperienze di merda nel passato con compagni alcolisti e violenti. In Livio vede tante cose. Nei mesi epistolari si sono confrontati su quasi tutto, e lei alla lunga si è innamorata, tanto da prendersi delle ferie, spendere i soldi per documenti biglietto e visti, e partire per conoscerlo.
Ci aveva già provato qualche mese prima, ma l’era glaciale romagnola l’aveva fermata.

Livio non vuole pensarci troppo al momento, lui come sempre, è stato chiaro fin da subito:

“Se vuoi venire qui da me, ne sarò felice, vieni e ci conosciamo, vediamo come stiamo, le cose che proviamo e poi con calma, a mente fredda, lasciato passare il giusto tempo, decidiamo.”

Tornati a casa, mantengono l’atmosfera celestiale, Livio accende le candele e mette radio Virgin a basso volume. È una lunga notte.
Piena di stelle, buone vibrazioni, belle sensazioni, una fantastica notte di quiete.
Quelle in cui ci sei solo tu e lei, e tutto il resto del mondo rimane chiuso fuori.
S’accarezzano, coccolandosi tra baci e sospiri fanno l’amore con trasporto, fino all’aurora.
S’addormentano abbracciati.

Poche ore dopo, Livio è già sveglio.
La guarda dormire profondamente, sorride compiaciuto, è stata una lunga notte...
Ammirato, la contempla come un quadro di Caravaggio.
Sembra una madonna coi seni scoperti, morbidi, accoglienti, materni, i capelli le contornano il viso.
Livio la copre rimboccando le lenzuola sfatte, si alza piano, non vuole svegliarla.
Apre la finestra della veranda. Ravanandosi le palle, s’affaccia a culo nudo e ciolla vacante.
Nella sottostante spiaggetta di Sori, i primi bagnanti sono già in movimento, il mare è calmo, il sole splende, la giornata si presenta bene.
Per gestire la nausea e il vomito, come da tradizione, si gira una canna di Bedrocan.
Deve assumere la terapia, e soprattutto tenerla nello stomaco, senza quella molecola, per lui sarebbe veramente un bel casino.
Stacca un geranio dalla fioriera, lo mette sul cuscino di Elizaweta (che continua a dormire beata), si mette le braghette inforcando le ciabattine infradito e scende dal fornaio sotto casa.
Focaccia calda e qualche dolcetto sfizioso. Rientrato, prepara la colazione.
Una caffettiera da 6 di decaffeinato, spremuta e frullata, focaccia appena sfornata.
Prima Livio non era così, la colazione non la faceva mai, solo il caffè, ma ora qualcosa è cambiato.
Sa che se vuol tenere botta alla sindrome, deve ricostituirsi, adeguarsi alla svelta.
Non può più decidere le cose a muzzo, d’istinto e carattere come ha sempre fatto, la situazione non glielo consente più, e lui l’ha finalmente assimilata.  Non ha intenzione di soccombere, anzi.
A fare da contraltare, sulla tavola imbandita c’è l’altra porzione di ‘merenda’.
Prezista, Isentress, Norvir, DBase, Cardioaspirina, Quark e Totalip. (Buon appetito!...)
Mentre si nutre e si cura, ascolta le news sulla tv locale.
È  Pasqua. La resurrezione del Cristo.
L’ultima giornata che passeranno insieme, prima di partire, per prendere ognuno una direzione diversa e rientrare nelle proprie vite. Livio è molto combattuto.
Malgrado tutto, esattamente l’anno prima era lì con ‘lei’, nello stesso posto.
Con quello che credeva l’amore della sua vita, in quello che sarebbe stato l’ultimo periodo sereno prima dell’inatteso, fatale, e squallido crollo.
Per lui, abbozzare qualsiasi riflessione sui suoi sentimenti è ancora troppo presto.
In cuor suo, ha una rabbia che forse non si potrà mai estinguere.
Aver dovuto liquidare il suo sogno migliore, precipitare dalla cima di un sogno così alto, per una che lo aveva sprecato e ingannato, lo ha schiantato al suolo.
S’era spezzato in due, moralmente, fisicamente, sentimentalmente.
Ha amaramente e iniquamente imparato sulla propria pelle, che se becchi bene, ti resuscita, altrimenti ti accorcia la vita, come nel suo caso.
E anche se gli scazza terribilmente, non è più molto predisposto a immaginarsi con una compagna giovane e sierodiscordante.

Forse è stupido pensarla così, mai dire mai, specialmente nel suo caso, ma c’è da capirlo.

 

 

Sarebbe stata dura per chiunque, riuscire a subire tutte le grottesche e infami nefandezze, specie quella finale, ma per un malato, gravemente compromesso, lo è stato orribilmente di più.
Per Livio, è complicato lasciarsi alle spalle quel grottesco incubo.
Che piaccia, si accetti o no, lo si comprenda o meno, un malato è comunque più vulnerabile, più esposto, più sensibile, più fragile.
Malgrado sia ormai squamato e ne abbia viste e vissute di tutti i colori, Livio non fa eccezione.
Rimane un piccolo stronzo impermanente, pieno di magagne e limiti, come tutti gli altri, ma anche bisognoso di farsi una famiglia, scambiare e condividere, affetto, gioie, paure, amore, attenzione, rispetto, protezione, presenza, sincerità, come tutti gli altri.
Stavolta ci stava per stirare le zampe. Nulla sarà più come prima.
Quell’amore irrancidito, sepolcrale, lo aveva avvilito, sfibrato, tramutato nell’imperatore dei rimbambiti. Alle soglie del patetico.
Si considererà fortunato, se un giorno riuscirà ancora a fidarsi di una donna, ma la vede ardua.
Molto ardua. Livio caratterialmente è uno che non mollerebbe mai, ma non vuole più mettere il cuore su nulla, né puntare su corse truccate o cavalli drogati.
Non ha più obiettivi irrevocabili, né sogni atavici, se non quello di restare ancora vivo.
Nonostante gli sforzi, i cattivi pensieri per quella nefandezza, salgono ancora ad ammorbargli anima e spirito. Sfumano pigri, indomiti.
Specialmente quell’innaturale e miserabile fine, senza nessun senso logico.
Forse lei voleva solo vederlo ‘morir contento e innamorato quando a lei niente era restato’…
Sta cercando a fatica di fare gli anticorpi anche a quello scempio, a quello spreco.
Non scoprirà mai più il culo più di tanto, per nessuna, never again, a prescindere.
Livio si è spinto oltre, navigando troppo a vista, cercava un amore speciale, senza limiti, invece ha rischiato di diventare un animale da cortile, in balia dei suoi bisogni, della sua disperazione.
Ma alla fine, ha preferito restare semplicemente se stesso.
Non permetterà più, di farsi dominare dalle sue carenze, dai suoi bisogni.
Dominazioni che lo hanno portato sempre a peggiorare la sua salute, spesso la faccia e qualche volta anche la ragione.
Il bisogno d’affetto, di famiglia, di riferimenti, sono punti deboli, che non vorrebbe più scoprire.
Una spada di Damocle, che non vuole più sentire oscillare su di se.
Delusioni e frustrazioni che alla lunga, lo hanno raso al suolo.
Ora per Livio, non è più tempo di menate. S’è trascurato troppo. È tempo di sopravvivere.
La sua salute è all’ennesimo bivio. All’ennesimo crocevia per l’inferno.
Come altre tre volte: nel 99, nel 2004, nel 2008. (Un po’ come i mondiali di calcio.)
L’ipertensione se lo sta mangiando vivo, e le sue ossa si stanno sbriciolando.
Novità inattesa, retaggio della terapia che ha assunto negli ultimi quattro anni.
La diagnosi è tosta: “devastante osteoporosi.” Le sue ossa si stanno consumando in modo abnorme.
Si sta rimpicciolendo, come i vecchietti ottuagenari, i novantenni… 
Che gli piaccia o no, adesso è ora che pensi a lui. Solo a lui.
A come venirne fuori, a come tenere botta, per difendersi da catastrofi inaspettate, da ‘eventi indesiderati’, da ‘effetti avversi’, da ‘danni collaterali’, da ‘infezioni opportunistiche’ del cazzo. Non lo allettano per niente, prospettive su sedie a rotelle o sudari immobili e piagati.
È teso, ma come sempre reagirà, combatterà. Finché avrà vita.
Sa che per un conclamato pieno di magagne come lui, la miccia ogni anno s’accorcia, indipendentemente dal carattere, dalla sfiga, o dal culo.
Così è se vi pare. Bisogna accettarlo, prenderne atto.
Per Livio, dopo quasi trent’anni, è arrivato il tempo della conservazione.
L’esigenza di preservarsi, per tentare di fare tutte le cose che ancora gli mancano, quelle che ancora non ha fatto, quelle che renderebbero la sua vita eterna.

Lei si sveglia, sorride: “Ciao amore, che fai?”

“Buongiorno. Ho preso le medicine e preparato la colazione, c’è la focaccia calda.”

Finita la colazione, fanno la doccia insieme ed escono.
Tutto è in fiore: glicini, albicocchi, ciliegi, nespoli. Sori è uno spettacolo di profumi, di colori.
La costa si mostra in tutto il proprio splendore… e sotto il maestrale… urla e biancheggia il mar…
Nel cielo d’aprile, il sole picchia alto. Le nuvole cuneiformi passano corpulente e rapide, sembrano di zucchero filato, si sovrappongono, si mischiano, s’abbracciano.
S’alternano sul cielo turchese, dando tregua  alla calura.
Il maestrale imbizzarrisce le onde, le soggioga.
Livio adora il suo mare, è dovuto stargli lontano per tanto, troppo tempo.
Due metri di verde smeraldo e subito dopo, il blu cobalto dell’abisso.
Un mare che esige rispetto, ammonisce, e qualche volta punisce.
Schiaffeggiando la scogliera, le onde s’infrangono furiose, prepotenti.
Vaporizzandosi, gli spruzzi salati s’elevano ad ogni schianto, roboanti come fuochi d’artificio.

Sdraiata al sole pasquale, la coppia sorride.
Livio respira a pieni polmoni gli aromi di sempre, dell’aria salmastra, della sua terra.
Si sente finalmente a casa. Libero, padrone del suo tempo, del suo spazio.
Le ore scorrono leggere. Livio decide che è ora di portarla a fare una vera passeggiata nei vicoli.

I suoi amati caruggi, l’amata culla della sua giovinezza.
Quelli dove ha vissuto pericolosamente per lustri, bruciando la candela da due parti
L’ha portata in riviera tutti i giorni, in tutti i suoi posti abituali.
Frullata da Chicco, gelato da Amedeo, focaccia col formaggio a Recco, fritturine e insalata di polpo Sottoripa, panino al Gran Ristoro e dulcis in fundo caffè in via Orefici.

Passeggiano in via del Campo, Commenda, San Luca, Banchi, S.Bernardo, S.Giorgio, Caricamento, Erbe, Porta Soprana, De Ferrari, Ducale, S.Lorenzo. Un bel tour.

Sul lungomare De Andrè Livio si rolla una canna, che fuma solo lui, Elizaweta non fuma nulla.
È una canna tributo che dedica ogni volta al suo concittadino, il suo poeta preferito.
Serata alla Lanterna, pesce, vino bianco e musica.
Si amano per tutta la notte sulla veranda, davanti alla luna, al fresco, tra il profumo dei fiori

Il giorno dopo è tutto finito. L’aereo è partito, riportando tutto allo status quo.
Si sono parlati, scambiato sensazioni e sentimenti… ci rifletteranno.

Ma Livio ci ha già riflettuto.

Elizaweta è troppo giovane e troppo bella, come quella che l’ha preceduta, anzi, molto di più.
Dovrebbe ricominciare da capo, una trafila che gli era costata quasi la ragione… troppo.
Purtroppo non è messo molto bene, deve pensare a lui, anche se a Elizaweta non lo ha esplicitato, chiaramente, che senso avrebbe avuto farlo?
Livio s’è comportato correttamente, come sempre, non l’ha mai messa a rischio.
Lei ha una buona cultura, conosce l’Hiv, alcuni suoi bambini lo sono, anche se non ha mai visto i nomi, ha visto quante terapie assume Livio ogni giorno, e non è stupida.
Anche fisicamente, benché il vigore non manchi, è sminchiatello.
Ha passato un inverno infernale, a languire immobile e pieno di magagne.
Per Livio, non era il caso di spezzargli il morale o metterle paranoie.
Forse due anni prima, sarebbe andata diversamente, ma ormai è troppo tardi. Alea eacta est.

Tra qualche settimana, a tempo dovuto, le spiegherà.
Perché indipendentemente da, senza un minimo di salute, il resto è noia.
Prepara la valigia, si gode la sua gatta, la rusca, le mancherà, come il suo cane.

Mentre la navetta lo porta a Malpensa, incasinata nel traffico di Milano, la sua vita scorre veloce.
I pensieri s’accavallano, s’attorcigliano.
Anche se è ancora frastornato, una certezza ce l’ha: Nessuno non vuol stare con qualcuno.
Quando abbastanza acqua sarà passata sotto i ponti a placare il suo dolore, si rimetterà alla ricerca.

Se un giorno, dovesse incontrare una persona che riuscirà a farlo innamorare ancora, che lo accetterà per quello che è, né più né meno, allora (forse) troverà una vera ‘compagna’.
Con la giusta caratura e degna di tale nome.
Se arriverà… stavolta sarà per sempre.

Sarà anche futura madre. Lui vuole una famiglia. Vuole tutte le cose che si merita.
A cui non rinuncerà mai, se non di fronte all’inevitabile.

La notte è fredda all’aeroporto di Abu Dhabi. Lo scalo è molto lungo.
Le ore scorrono tra profumi e costumi insoliti, ci sono tutte le razze del mondo.

Un pullulare d’umanità variegata, di culture affascinanti.
Livio beve espressi e fuma nell’area apposita.
Pensa alla vita nuova di zecca che affronterà da lì a poco, nonostante tutto.

Vuole tutte le cose che l’eroina gli aveva tolto quando era un immaturo e stupido drogato di merda, tanti lustri addietro. Vuole riconquistarsi tutte le cose di cui è stato privato.

Adesso si sente degno, redento, pronto.
Ora può osare, adesso ce la può fare. Altrimenti nisba.

Livio sorride, guarda l’oceano, mentre l’aereo atterra a Phuket...

 

Fine.







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