Rilpivirina contro l'HIV efficace come efavirenz
Data: Luned́, 18 luglio ore 14,07
Argomento: Eventi e congressi


L’antiretrovirale rilpivirina, un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa approvato di recente, rappresenta una nuova opzione sicura ed efficace per i pazienti sieropositivi, secondo quanto emerge da due studi controllati e randomizzati appena pubblicati su The Lancet, che all’infezione da HIV e all’AIDS dedica un numero speciale, in coincidenza con la sesta conferenza sulla patogenesi, il trattamento e la prevenzione dell’HIV dell’International AIDS Society (IAS), iniziato a Roma il 17 luglio.



Nei due studi denominati ECHO e THRIVE, il farmaco si è dimostrato un’alternativa sicura ed efficace all’ampiamente usato efavirenz (Sustiva, l’opzione preferita per il trattamento iniziale dell’infezione da HIV), in combinazione con la terapia di background nei pazienti che cominciano per la prima volta la terapia antiretrovirale.
Inoltre, rilpivirina ha mostrato un profilo di sicurezza favorevole ed è risultata meglio tollerata rispetto a efavirenz, che talvolta provoca effetti neurologici difficili da gestire.

Lo svantaggio di rilpivirina, emerso in entrambi gli studi, è che è risultata leggermente meno efficace rispetto a efavirenz nei pazienti che hanno iniziato la terapia con una carica virale al di sopra delle 100.000 copie/ml di RNA virale.

Gli studi di fase III THRIVE e ECHO sono due studi condotti indipendentemente l’uno dall’altro per valutare se rilpivirina fosse efficace come efavirenz, somministrata in combinazione con diversi regimi di background  contenenti inibitori nucleotidici della trascrittasi inversa (NRTI).

Nello studio THRIVE, pazienti naïve agli antiretrovirali sono stati trattati con rilpivirina 25 mg una volta al giorno o efavirenz 600 mg una volta al giorno più due NRTI (emtricitabina/tenofovir, abacavir/lamivudina oppure zidovudina/lamivudina). Nell’ECHO, i pazienti sono stati trattati con rilpivirina 25 mg o efavirenz 600 mg una volta al giorno, ognuno in combinazione con la dopietta emtricitabina/tenofovir.

In entrambi gli studi, l\'endpoint primario era rappresentato dalla percentuale di pazienti con livelli di HIV virale  inferiore a 50 copie/ml a 48 settimane.
Entrambi gli studi hanno dimostrato che rilpivirina ha un’efficacia non inferiore rispetto efavirenz e presenta un miglior profilo di effetti collaterali, nonostante una maggiore incidenza di fallimenti virologici.

Lo studio THRIVE, che ha coinvolto 678 pazienti arruolati in 98 ospedali di 21 Paesi, ha mostrato che il regime rilpivirina ha portato alla soppressione virologica in un maggior numero di pazienti rispetto al regime efavirenz alla settimana 48 (86% contro 82%).
Inoltre, i pazienti del gruppo rilpivirina hanno manifestato un minor numero di effetti avversi correlati al trattamento quali rash cutaneo, reazioni avverse a carico del sistema nervoso centrale quali sogni anomali o incubi, sonnolenza e vertigini. I pazienti trattati con rilpivirina hanno mostrato anche una minore probabilità di interrompere il trattamento a causa degli effetti collaterali (4% contro 7%).

Allo studio ECHO hanno partecipato 690 pazienti reclutati in 112 centri situati in 21 Paesi. Dopo 48 settimane di trattamento, in entrambi i gruppi l\'83% dei pazienti ha raggiunto la soppressione virologica. Tuttavia, rilpivirina, anche in questo caso, è risultata meglio tollerata e gli effetti collaterali da moderati a (molto) gravi sono stati meno comuni nei pazienti trattati con il nuovo antiretrovirale che non in quelli trattati con efavirenz (16% contro 31%), mentre le Interruzioni della terapia dovute a eventi avversi sono risultate più frequenti tra i pazienti trattati con efavirenz (8% cntro 2%).
È importante comunque sottolineare che in entrambi gli studi i pazienti che assumevano rilpivirina hanno mostrato un aumento del rischio di fallimento virologico.

Nell’ECHO, i pazienti andati incontro a un fallimento virologico nel corso dello studio sono stati l\'11% nel gruppo rilpivirina contro il 4% nel gruppo efavirenz, mentre nel THRIVE, la percentuale di fallimento virologico è stata rispettivamente del 7% e 5%.
Rilpivirina potrebbe essere adatta per essere utilizzata da donne in età fertile, contrariamente a ciò che accade con efavirenz a causa della sua possibile teratogenicità, nonché da pazienti con determinate patologie psichiatriche pre-esistenti.

Nell’editoriale di commento ai due studi, Zeger Debyser, Rik Schrijvers e Belete Ayele Desimmie, della Katholieke Universiteit di Leuven, in Belgio, scrivono che "rilpivirine dovrebbe essere considerata un esempio dello continuo sforzo per creare farmaci su misura per il paziente che siano molto convenienti, abbiano effetti collaterali minimi e siano sufficientemente efficaci.

Tuttavia, i tre editorialisti sottolineano che "sebbene apparentemente non inferiore a efavirenz, rilpivirina andrebbe iniziata con cautela in quanto i pazienti con una carica virale basale superiore a 100.000 copie/ml si sono dimostrati più inclini al fallimento virologico (e allo sviluppo di resistenza). Sono quindi necessari ulteriori studi per spiegare l\'aumento delle percentuali di fallimento virologico con rilpivirina e per valutare la resistenza o la resistenza crociata".

Fonte: pharmastar.it







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