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Salute: 'HIV e HCV, due storie parallele. Le sfide future Epatiti e coinfezione con HIV
Postato il Mercoledì, 09 maggio ore 10,05 di redazione
Epatiti e coinfezione con HIV

Hiv: sottovalutato in Italia, 4mila infezioni l'anno, 11 al giorno.
A trent'anni di distanza la lotta contro il virus prosegue ma con luci ed ombre.
Le persone con Hiv non muoiono piu' di Aids: ci sono farmaci che cronicizzano la malattia purche' trattata presto e bene.
Ma c'e' anche la drammatica constatazione che l'Aids continua a non far paura tanto che i rapporti non protetti sono considerati solo ''scappatelle''.
E si aprono nuove sfide: diabete, ipertensione e malattie cardiache che vengono anticipate e amplificate dal virus.
E allora la nuova sfida e' cambiare approccio e imparare a gestire diversamente le terapie.
Il virus in trent'anni, ci ha insegnato a non abituarci agli scenari che disegna e che grazie a farmaci efficaci anche i nemici che si pensavano invincibili si possono mettere alle corde.
Una lezione che ha imparato bene l'altra grande emergenza, silenziosa, del nostro Paese: l'Epatite C.
Un milione e mezzo di persone infette e la gran parte non sa di esserlo. E, di conseguenza, non sa che se inizia presto la cura con farmaci appropriati da questo virus si guarisce.


Un quadro preoccupante che emerge da una conferenza stampa a Roma, all'Istituto Superiore di Sanita', in occasione del convegno ''HIV & HCV : due storie parallele. Le sfide future''.



Hiv e Hcv, due virus diversi accomunati da uno stesso destino: essere killer spietati, messi alle corde dalla Ricerca ma ignorati dalla Societa'.
Sono ancora due emergenze dai grandi numeri.
In Italia si stima che siano 170/180 mila le persone affette da Hiv e circa 40mila quelle con Aids: un sieropositivo su 4 non sa di esserlo. Le nuove infezioni in un anno sono circa 4mila, 11 ogni giorno.

Quanto all'epatite C, il 2-3% della popolazione italiana e' venuta a contatto con il virus. E ogni anno si verificano circa mille nuovi casi di malattia.

''Bisogna mettere in atto nuove strategie, studiare nuovi farmaci, combinare diversamente quelli a disposizione - ha spiegato Stefano Vella - anche perche' se fino a qualche tempo fa il paziente ci chiedeva di vivere anni in piu', oggi che questi anni li ha conquistati ci chiede, anzi vorrei dire pretende,che siano anni di qualita'. Abbiamo il dovere di rispondere a questa richiesta. Un dovere nei confronti del paziente ma anche della collettivita'. Perche' e' dimostrato che un paziente trattato presto e bene mantiene un'alta aderenza alla terapia e ha minori possibilita' di trasmettere il virus''.

''Ma - ha precisato Vella - sono le comorbidita' a rappresentare una sfida e una preoccupazione e per due motivi: innanzitutto perche' i pazienti, spesso avanti con gli anni, hanno una serie di problematiche legate piu' all'eta' che all'infezione, basti pensare alla sindrome dismetabolica, alle quali bisogna aggiungere il fattore 'virus' che amplifica e anticipa danni al sistema cardiovascolare, ai reni, al sistema nervoso. Ormai e' dimostrato che il virus ha un effetto infiammatorio, scatena una costante immunoattivazione. Fino a qualche tempo fa si pensava che il rischio piu' elevato di malattie cardiovascolari, del rene, delle ossa o del sistema nervoso fosse una conseguenza delle terapie.Oggi, invece, e' chiaro che e' uno degli altri meccanismi di azione del virus. In trent'anni di lotta al virus abbiamo imparato che un forte investimento di risorse e di energie, insieme ad una proficua collaborazione tra pubblico e privato, portano a grandi risultati. La cura piu' costosa nell'immediato potrebbe essere quella che fa risparmiare non a lunga, ma anche a media distanza. Abbiamo capito che il virus deve essere stanato da dentro le cellule. Solo cosi' si potra' pensare davvero di combatterlo definitivamente. Bisogna stanare il virus dai 'serbatoi' dentro i quali si nasconde. Per questo oltre alle terapie bisognera' chiedere aiuto all'ingegneria genetica. Sono fiducioso ma penso che ci vorranno ancora una decina di anni''.

''Il vero spread che preoccupa - dice Antonio Craxi', Professore Ordinario di Gastroenterologia all'Universita' di Palermo - e' quello tra il numero dei pazienti che continua a salire e l'aumento dei costi delle terapie. Saremo costretti a fare i conti prima di trattare un paziente. Le nuove Linee Guida danno una direttiva: trattare 'ad occhi aperti', ovvero, scegliere la migliore terapia possibile per ogni paziente tenendo conto di tutta una serie di fattori'', a cominciare dal rapporto ''costo-efficacia: un paziente trattato presto e bene e' un paziente che non andra' incontro a ricoveri o, addirittura, a trapianto. E' un paziente che fara' terapie di minore durata.

Fara' meno assenze dal lavoro, avra' una maggiore aderenza alla terapia. Un paziente guarito costa meno alla collettivita'''.

 

FONTE: asca, agi
Adattamento a cura di Poloinformativohiv


 
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