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Il virus HIV: La plasticità dell'HIV e la sua capacità di mutare Ricerca
Postato il Lunedì, 16 agosto ore 20,08 di silvia
RicercaRedazione-multimedia ha scritto "“Se in Belgio e Olanda troviamo un tipo di virus prevalente nelle ex colonie – spiega il prof. Moroni, ordinario di Malattie Infettive e Tropicali all’Università di Milano - in Italia le variabili sono infinite: nei laboratori sono stati isolati ceppi di origine Africana, dell’Europa dell’Est, della Russia e del Sud Est Asiatico e la loro incidenza varia da una Regione all’altra, in base ai flussi migratori.
In Toscana, per esempio, si è registrato un allarmante 30% di forme mutanti, che vuol dire un sieropositivo su 3 con un ceppo non-b; in Lombardia siamo al 12%”.

In teoria questa plasticità, sulla scorta della selezione indotta dal sistema immune o dai farmaci, potrebbe dare l’opportunità al virus di selezionare ceppi particolarmente resistenti o particolarmente patogeni. “Per questo – aggiunge Moroni - si prospetta un lavoro che dovrà essere per forza di cose parcellizzato: ogni Regione dovrà condurre gli studi in base alla reale presenza delle forme ricombinanti del virus, alla diffusione, alla patogenicità e della resistenza agli antiretrovirali.
Per quanto riguarda la terapia, per ora stiamo proseguendo nel solco degli schemi terapeutici conosciuti e suffragati dagli studi condotti sui ceppi b. Non dobbiamo però farci cogliere in contropiede: è cioè necessario analizzare il fenomeno prima che possa avere ripercussioni negative sui trattamenti”.
Un altro problema impellente, sottolineato sempre dal prof. Moroni, riguarda quel gruppo di sieropositivi che ha iniziato la terapia antiretrovirale nell’86-87 e che oggi, pur avendo recuperato un discreto assetto immunologico, ha inesorabilmente selezionato delle resistenze ed ha praticamente esaurito tutte le opzioni terapeutiche. “Noi calcoliamo che in questa condizione – stima Moroni - si trovi il 10% dei pazienti in trattamento, vale a dire circa 5000 persone. Un numero di pazienti non indifferente, dunque, a cui dobbiamo delle risposte e per i quali speriamo nella messa a punto di almeno un paio di farmaci efficaci, in modo da non perpetuare il meccanismo di un’ulteriore accentuazione della resistenza. L’auspicio dell’intera comunità scientifica, quindi, è che l’industria farmaceutica prosegua nella ricerca e nella sperimentazione di molecole che siano autenticamente nuove. Dico questo perché studiare farmaci destinati, al momento, ad una nicchia di mercato può non essere vantaggioso economicamente: è però un campo dove c’è assoluta necessità che si operi”.

Nota: Fonte: medinews.it"

 
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