Redazione-multimedia ha scritto "“Se in Belgio e Olanda troviamo un tipo di
virus prevalente nelle ex colonie – spiega il prof. Moroni, ordinario di Malattie Infettive e Tropicali all’Università
di Milano - in Italia le variabili sono infinite: nei laboratori sono stati isolati ceppi di origine Africana, dell’Europa
dell’Est, della Russia e del Sud Est Asiatico e la loro incidenza varia da una Regione all’altra, in base ai flussi
migratori.
In Toscana, per esempio, si è registrato un allarmante 30% di forme mutanti, che vuol dire un
sieropositivo su 3 con un ceppo non-b; in Lombardia siamo al 12%”.
In teoria questa plasticità, sulla scorta della selezione indotta dal sistema immune o dai farmaci, potrebbe
dare l’opportunità al virus di selezionare ceppi particolarmente resistenti o particolarmente patogeni. “Per
questo – aggiunge Moroni - si prospetta un lavoro che dovrà essere per forza di cose parcellizzato: ogni
Regione dovrà condurre gli studi in base alla reale presenza delle forme ricombinanti del virus, alla diffusione,
alla patogenicità e della resistenza agli antiretrovirali.
Per quanto riguarda la terapia, per ora stiamo
proseguendo nel solco degli schemi terapeutici conosciuti e suffragati dagli studi condotti sui ceppi b. Non
dobbiamo però farci cogliere in contropiede: è cioè necessario analizzare il fenomeno prima che possa avere
ripercussioni negative sui trattamenti”.
Un altro problema impellente, sottolineato sempre dal prof. Moroni, riguarda quel gruppo di sieropositivi che ha
iniziato la terapia antiretrovirale nell’86-87 e che oggi, pur avendo recuperato un discreto assetto
immunologico, ha inesorabilmente selezionato delle resistenze ed ha praticamente esaurito tutte le opzioni
terapeutiche. “Noi calcoliamo che in questa condizione – stima Moroni - si trovi il 10% dei pazienti in
trattamento, vale a dire circa 5000 persone. Un numero di pazienti non indifferente, dunque, a cui dobbiamo
delle risposte e per i quali speriamo nella messa a punto di almeno un paio di farmaci efficaci, in modo da non
perpetuare il meccanismo di un’ulteriore accentuazione della resistenza. L’auspicio dell’intera comunità
scientifica, quindi, è che l’industria farmaceutica prosegua nella ricerca e nella sperimentazione di molecole
che siano autenticamente nuove. Dico questo perché studiare farmaci destinati, al momento, ad una nicchia
di mercato può non essere vantaggioso economicamente: è però un campo dove c’è assoluta necessità che si
operi”.
Nota: Fonte: medinews.it"
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