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Aids, boom di malati inconsapevoli. Voglia di trasgredire alimenta l'epidemia HIV AIDS
Postato il Lunedì, 25 maggio ore 09,05 di silvia
HIV AIDS


''I sieropositivi inconsapevoli sono aumentati dal 21% stimato nel '96 al 60% del 2008''

 

Uno su 4, fra sieropositivi e malati di Aids, non sa di esserlo. Dietro i 3-4 mila nuovi casi censiti ogni anno in Italia c'è un sommerso che fa paura per il potenziale di contagio che porta con sé. Il virus oggi riguarda gli insospettabili: eterosessuali di mezza età, spesso sposati con figli o giovani omosessuali che non hanno recepito le campagne sulla prevenzione''



Milano, 22 mag. (Adnkronos Salute) - Di Aids si vive, assicurano gli esperti. Ma la guerra non è ancora finita. "L'epidemia non è sotto controllo e dietro i 3-4 mila nuovi casi censiti ogni anno in Italia c'è un sommerso che fa paura per il potenziale di contagio che porta con sé".

E' l'infettivologo Massimo Galli, direttore della Divisione Malattie infettive e tropicali dell'ospedale Sacco di Milano, a mettere in guardia dal rischio di sottovalutare il problema Hiv. Una malattia che il grande pubblico comincia a dimenticare e che gli esperti puntano a riportare sotto i riflettori con un maxi-convegno dedicato all'Aids, presentato oggi nel capoluogo lombardo.

L'Aids sta cambiando volto: non è più la malattia dei tossicodipendenti, non si accanisce più solo sugli omosessuali, 'vittime-tipo' degli anni '80. Oggi si ammalano gli insospettabili: categorie di persone non considerate a rischio.
"Eterosessuali di mezza età, spesso sposati con figli, uomini che cedono alla voglia di trasgressione, magari con rapporti bisessuali di una notte. E a loro si aggiungono anche giovani omosessuali che non hanno recepito le campagne sulla prevenzione", elenca Antonella D'Arminio Monforte, presidente Icar 2009 e direttore della Clinica Malattie infettive e tropicali dell'ospedale San Paolo milanese. Sono loro le nuove vie del contagio.

"La stima europea del sommerso ci dice che uno su 4, fra sieropositivi e malati di Aids, non sa di esserlo. In Italia pensiamo siano anche di più". I sieropositivi inconsapevoli, secondo i dati riportati durante l'incontro dall'assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaiolo Landi di Chiavenna, "sono aumentati dal 21% stimato nel '96 al 60% del 2008. E mentre i tossicodipendenti contagiati calano dal 66% al 25%, gli eterosessuali che finiscono nella rete dell'Hiv salgono dal 15% al 45%. Gli stranieri, che nel '93 rappresentavano solo il 3% dei nuovi casi, oggi salgono al 22%".

Cruciale per contrastare la diffusione dell'epidemia, secondo Landi, è l'educazione sessuale, "a partire dalle scuole medie inferiori, per arrivare anche gli stranieri. Su questo fronte ho coinvolto i rappresentanti delle comunità straniere più numerose nella metropoli, con l'obiettivo di coinvolgerli in politiche di lotta alle dipendenze e a patologie come l'Aids".

Milano è stata la 'capitale' italiana del contagio per anni. In tutta la Lombardia oggi sono più di 25mila le persone a cui viene somministrata una terapia antiretrovirale, e altri 14mila coloro che effettuano controlli periodici, senza essere ancora inseriti in programmi terapeutici. Fino al 2000 i casi di Aids registrati in regione erano circa mille l'anno, pari al 25% di quelli nazionali, poi si è registrato un calo costante fino ad arrivare a circa 370 casi nell'intero 2007.

"L'Aids, grazie alle terapie antiretrovirali di ultima generazione, è fortunatamente diventata una malattia cronica, almeno nei Paesi industrializzati", osserva Galli.
Ma, avverte Alessandra Cerioli, presidente nazionale di Lila, da un paio d'anni i pazienti stanno incontrando diversi problemi nell'accesso ai farmaci più costosi: "In molti ospedali, con problemi di fondi, le scorte non bastano. E altro punto critico è la diagnostica".
Secondo un'indagine condotta nel primo quadrimestre del 2009 su 160 centri clinici italiani dedicati, nel 15% dei casi si è rilevata la difficoltà ad accedere ai farmaci (quelli più costosi come i nuovi inibitori delle proteasi e le co-formulazioni). "In altri centri clinici - aggiunge Cerioli - non viene eseguito il test della carica virale ai neo-contagiati e si rischia di non centrare il percorso terapeutico. E diversi problemi con i farmaci li incontrano anche i pazienti che hanno fallito la prima linea di trattamento".

Fonte:Adnkronos


 
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