Redazione-multimedia ha scritto "La presenza di tossicità epatica viene definita dall'aumento di 3-5
volte rispetto la norma delle transaminasi (ALT e AST), con o senza segni clinici
di epatite. Molti antiretrovirali sono stati associati alla comparsa di alterazioni
epatiche, spesso asintomatiche, e che a volte si risolvono spontaneamente anche
senza la necessità di sospendere la terapia. Altre volte però
può manifestarsi una vera e propria epatite tossica
Gli NRTI possono causare alterazione della funzionalità epatica
già nelle prime settimane di terapia, ma anche dopo più di 6 mesi
dall’inizio del trattamento.
Gli NNRTI sono responsabili di tossicità epatica che insorge
più frequentemente entro il terzo mese di terapia; il farmaco maggiormente
implicato è la Nevirapina per cui sono stati descritti anche casi di
epatite fulminante.
Tutti gli IP sono implicati nella comparsa di danno epatico, ma in
vari studi il farmaco maggiormente correlato all’insorgenza di questo
evento è stato il Ritonavir.
Da queste osservazione si deduce che il monitoraggio della funzionalità
epatica deve essere sempre previsto nell’ambito dei controlli
che il paziente in trattamento esegue periodicamente. In letteratura è
stato ripetutamente segnalato che i pazienti con coinfezione da HCV e HBV sono
più suscettibili alla comparsa di tossicità epatica.
La comparsa di tossicità epatica è attualmente uno dei maggiori
problemi perchè frequentemente impone la sospensione della terapia; il
fatto che molti pazienti presentino, per motivi epidemiologici, coinfezione
con virus epatitici rende ancora più problematica la situazione.
Non esistono precise controindicazioni alla terapia in pazienti che presentano
gravi forme di epatite cronica o di sospensione della stessa in relazione al
grado del danno epatico. In un paziente epatopatico non dovrebbero essere utilizzati,
se non indispensabile, farmaci noti per la loro più rilevante epatotossicità.
Deve essere valutata (si impone la sospensione?) la necessità di sospensione
del trattamento quando le transaminasi raggiungono un valore pari o superiore
a 10 volte il valore normale (tossicità di grado IV secondo le scale
di gravità utilizzate negli studi internazionali).
Aumento della bilirubina indiretta (> 2,5 mg/dl) compare in terapia con
Indinavir in circa il 7% dei casi, ma non è espressione di tossicità
epatica. Occasionalmente può essere riscontrato modesto incremento delle
sole gammaGT.
Nota: Fonte: Dipartimento Malattie Infettive- Brescia "